SWISS PYSICS MODEL 6 CLASS A MOS-FET POWER AMPLIFIER

SETTEMBRE 2018

 

Grazie a questo sito, ho modo di venire in contatto con molte persone, appassionate come me e tra queste, l'amico Massimo, il quale, verso la fine di agosto 2018, mi chiede un parere su queste elettroniche Swiss Physics.

Il nome ovviamente evoca subito in me ricordi di apparecchi inarrivabili, ma non sapendone nulla, decido di studiarmi la faccenda, un po per curiosità, un po per aiutare Massimo nelle sue valutazioni, avendo lui a sua volta un amico che li vendeva.

Dopo aver scaricato da web e consultato sulle riviste specializzate in mio possesso, tutto quello che esiste su questo marchio, rispondo a Massimo elogiando gli apparecchi e chiedendo info al riguardo della vendita.

Per farla breve, Massimo per sue ragioni ha rinunciato all'acquisto, ma ormai inserita la scimmia nel mio cervello, come è finita? E' finita che me li sono presi io :-)

Che dire, conclusa una veloce, quanto piacevole trattativa col l'altro amico, Gianmarco, il giorno dopo aver fatto il bonifico mi sono arrivati a casa, ben imballati....li ho aperti e con sommo stupore mi sono reso conto che, pur avendo oltre 30 anni, i cartoni (doppi) erano come nuovi, a riprova di una conservazione a regola d'arte, ma non solo i cartoni, anche gli apparecchi sono risultati immacolati, tanto da emanare quel tipico odore di nuovo, che aumenta, una volta collegati ed messi "in calore"... :-)

Piccola premessa sul marchio:

La Swiss Physics nasce alla metà degli anni 80 in Svizzera dalla mente dell’Ing. Mauro Del Nobile, che poi passò alla Goldmund.

Pochissimi i prodotti nel loro catalogo dal 1990 al 1994 (fonte Annuario di Suono).

Il preamplificatore Model 5 ed i finali Model 6A e 12A.

 

Il finale di potenza 6A eroga circa 159 W per canale in classe A su 8 ohm.

La costruzione è completamente dual mono, notevole il peso (20 Kg) in relazione alle sue dimensioni contenute.

Rivestito completamente in legno laccato piano ed inserti angolari in mogano rosso.

Il raffreddamento è affidato ad una heat-pipe in cui viene convogliata aria prodotta da sei ventoline presenti sul pannello inferiore.

 

Il model 5 è un preamplificatore con alimentazione separata rivestito in legno laccato nero pianoforte con bordi in mogano rossi, ed è dotato di numerosissimi ingressi, tra cui un phono MM ed uno MC con la caratteristica di auto-adattarsi al carico della testina.

 

 

Specifiche Swiss Physics finale model 6a:

classe A (dichiarata) configurabile a ponte

potenza 159 watt per canale su 8 ohm.

257 su 4 ohm

362 watt su 2 ohm

501 watt su 1 ohm

input impedance 50 kohm sensibilità 1.55 volt

slew rate 150 volt/microsecondo

corrente efficace 25A

impulsiva 53A

costruzione dual mono con ventilazione forzata a 6 ventole

adattatore passivo esterno per funzionamento a ponte modello BB-01

 

costo nel 1993 11.000.000 milioni di lire.

 

Il finale model 6A si presenta, come detto, con una livrea molto originale, interamente rivestito in legno pregiato, laccato pianoforte per la parte superiore ed i fianchi, con quattro inserti anch'essi laccati in color mogano rossiccio bellissimo, che conferisce eleganza ed unicità all'amplificatore.

Il pannello frontale in spesso alluminio ha due maniglie appena abbozzate che ne consentono la presa, anche per sfilarlo da guscio in legno che lo contiene.

Sotto, affogate nel legno del rivestimento, sono presenti, disposte su una piastra in metallo, n. 6 ventoline silenziose che convogliano aria forzata verso l'heat pipe a cui sono fissati i 16 mos-fet Hitachi K175 e J55, che sono il cuore pulsante del finale.

Il frontale, a parte la scritta Swiss Physics ed il modello, ha solo un minuscolo interruttore asservito da un led rosso che ne indica l'accensione.

Sul pannello posteriore, a rimarcare la detta perfetta costruzione dual-mono, agli estremi desto e sinistro si trovano i due connettori rca per il collegamento al preamplificatore mentre al centro, la vaschetta iec per il cavo di alimentazione ed ai lati i quattro massicci connettori per i diffusori in ottone che accettano cavo spellato di generose dimensioni, forcelle e banane.

Un filo con un connettore proprietario porta la corrente alle ventole inserite alla base del case in legno che contiene l'amplificatore.

OTTOBRE 2018

 

Non ho resistito alla tentazione di prendere un secondo finale Model 6A, data la disponibilità datami dalla persona che mi ha venduto già il pre Model 5 e l'altro finale. 

Apparecchi nuovi, NOS, non so come, conservati per quasi trent'anni e sballati da me, una gioia indescrivibile perchè raramente compro cose nuove, come anche in questo caso, trovate nel mercato dell'usato, ma praticamente fondi di magazzino (e che magazzino, anche i doppi cartoni dell'imballo sembrano non aver sofferto minimamente il trascorrere del tempo, a riprova di un corretto e sicuro stivaggio).

Sballato e montato in semplice bi-amping, un finale pilota il medio-alto destro e sinistro e l'altro amplificatore il medio-basso destro e sinistro.

Sugli 8 ohm dichiarati dalle mie JBL 4365 Studio Monitor, scarico la bellezza di 320 watt per canale.

Che cosa dire....niente, non so davvero che dire se non che ho finito, non credo di avere altro da desiderare.

Le JBL volano in cieli che non avevano mai visto, io appresso a loro, tutto ha una coerenza, una naturalezza e non c'è fatica d'ascolto, mai, nemmeno dopo ore, mi ritrovo ad ore impensabili della notte ad ascoltare a bassissimo volume e riuscire a sentire TUTTO...una vera delizia.

Il woofer da 38 cm. per la prima volta viene mosso e sposta tanta di quell'aria da avere l'impressione che ci sia qualche finestra lasciata aperta.

Controllo e calore tipico dei mos-fet che definirei senza tema di smentita, le "valvole a stato solido"

Ma torniamo alla descrizione di queste meravigliose elettroniche:

L'interno è ordinato con cablaggio quasi assente, componentistica di livello (Philips, Moundorf, etc.) ed una ingegnerizzazione che raramente ho visto.

Tutto trasmette solidità ed altissimo livello costruttivo degno di una delle migliori firme dell'hiend mondiale, l'Ing. Mauro del Nobile.

Come accennato sopra, il raffreddamento è assicurato da un sistema chiamato heat-pipe, utilizzato anche dalla NASA sulle navicelle spaziali, qui, coadiuvato, direi meglio, rinforzato, dalla presenza di 6 silenziosissime quanto piccole ventole, che spingono l'aria verso l'alto, fissate nel fondo del case che riveste l'amplificatore.

 

Sono già un paio di settimane che sono entrati in casa mia ed è stata dura togliere i due Audio Innovations che troneggiavano da anni pilotando bene le JBL 4365.

Il primo ascolto è stato terrificante!...nel senso buono e più anglosassone (terrific) del termine...160 watt in classe A al posto di 7,5 sono un bel salto in termini quantitativi e sembrava che le JBL non aspettassero altro.

Con il loro dato di targa: amplificazione consigliata 50-350 watt, forse il finale Swiss Physics si avvicina alla quantità di potenza/corrente necessaria a muoverle a dovere.

E "cavolo" se si sono mosse!

Per la prima volta ho sentito il woofer da 38 cm spostare talmente tanta aria, da farmi arrivare sul viso il vento proveniente dai 4 accordi reflex frontali, inclinati verso il punto di ascolto, come dei cannoni spara aria!

E chi le aveva mai sentite suonare così le mie JBL!

Dopo un primo ascolto dove la quantità ha prevalso sulla qualità perchè ero distratto dal "vento" anzidetto, mi sono concentrato nell'ascolto di ciò che il sistema S.P. riusciva a riprodurre.

Dire che mi è caduto il mento per terra, forse rende un po l'idea di ciò che ho provato, una scena immensa, un dettaglio spaventoso, ma, cosa nuova per me, una dinamica da fare le crepe all'intonaco di casa.

Non solo sono felice dell'acquisto e del risultato ottenuto, ma ho rivalutato i miei diffusori che finalmente mi hanno fatto capire cosa sono in grado di dare.