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(clicca per scoprire) 

EFREM - CONFINI

 

Grazie a questo sito ho avuto modo di conoscere molte persone che mi hanno contattato a vario titolo per informazioni su questo o su quell'apparecchio. Mai mi era capitato che un gruppo di musicisti mi contattasse per chiedermi una recensione del loro lavoro.

Lusingato ed ororato e' dire poco, cosi' come poco e' anche il valore e la visibilita' di questa recensione, ma scrivo comunque qualcosa su questo gruppo di ragazzi, bolognesi di adozione, perche' da ieri, ascoltando e riascoltando i loro pezzi, a 58 anni suonati, mi e' tornata la voglia di rock sopita in me da troppo tempo.

Gli Efrem sono la dimostrazione dei tanti (troppi) talenti nascosti o che non riescono ad emergere come dovrebbero, del panorama delle band nostrane.

questo di cui vi parlo non e' il loro unico lavoro ma e' l'ultimo in ordine di tempo (2020).

Tolti Vasco e Ligabue per i quali non vado matto, il rock italiano per me, al momento, e' rappresentato unicamente da Le Vibrazioni e piu' recentemente dai Maneskin.

Ecco, a mio modestissimo avviso gli Efrem si collocano in questo spazio, per altro poco affollato, di band rock con sfaccettature che vanno da progressivo al psychedelic.

Il vero problema e' che il rock purtroppo e' morto o forse piu' precisamente e' dimenticato e soprattutto mai conosciuto ed apprezzato dalle nuove generazioni, stordite e rimbambite dal rap e dal trap che personalmente vieterei per legge.

Sono cresciuto a pane e led zeppelin, pink floyd, deep purple, emrson lake and palmer etc, per questo apprezzo il lavoro degli Efrem perche' sento che la loro cultura musicale ha le stesse radici della mia.

Scrivo queste parole mentre con gli auricolari del mio iphone ascolto il brano "20mila leghe", e' come un viaggio attraverso un mare in tempesta che a tratti si calma ed a tratti riprende la sua forza ed il suo vigore.

davvero notevoli e incantevoli le atmosfere che riescono a creare in brani come "plutone" e "navi".

Un bellissimo disco da ascoltare e riascoltare trovando ogni volta una sfumatura in piu', da ex batterista devo fare i miei complimenti al drummer della band, Corrado, classe 1983, davvero capace, molto presente e determinante la sua ritmica in brani come "gale boeticher" dove a tratti mi sembra di ascoltare i rush.

Trovate i loro pezzi sulla piattaforma soundcloud.com ma anche su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=5jcr2e7quha).

bravi ragazzi, alla grande! avanti cosi', vi auguro di cuore tutto il successo che meritate. 

SERGIO ROMANO - SKIES

 

In occasione della vendita di un mio giradischi, ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere questa persona, Sergio Romano, che poi si è rivelato essere un grande artista, compositore e pianista di altissimo livello.

Venuto a casa mia per il detto acquisto, a sorpresa mi ha donato questo suo lavoro dal titolo "Skies" che definire splendido è dire poco.

Non sono un'esperto di musica classica pertanto non potrò dire da quale dei grandi compositori abbia preso più ispirazione, ma quello che posso dire è che ha un tocco di pianoforte veramente magico.

Appena messo, questo cd ti rapisce e ti porta nel suo mondo, un mondo fatto di sali e scendi dolci, di viaggi nella parte più bella ed intima della musica, quella che regala le emozioni più profonde ed intense. Noi che amiamo la musica sappiamo bene che quando ci vengono i brividi, quanto la peluria delle braccia si alza quasi ad attenzionare maggiormente quello che le orecchie stanno inviando al cervello, allora quella è la Musica con la M maiuscola.

Queste sono le sensazioni che ho provato ascoltando e riascoltando il suo album che lui stesso mi ha descritto come un percorso personale che, anche se noi che lo ascoltiamo non conosciamo, in ogni caso, tramite le note del suo pianoforte, riesce a farci arrivare quel qualcosa che le parole non possono e non riescono a spiegare. Come per la poesia e la pittura, anche nella musica le esperienze personali, le gioie i dolori, le ansie le preoccupazioni possono essere tradotte e la tastiera del pianoforte è certamente la cosa più adatta a trasmetterle.

Grande Sergio, complimenti, lavoro stupendo, uno dei pochi dischi che mi porterei sull'isola deserta.

Tutto il resto su di lui lo trovate sul web e su youtube a questo indirizzo uno dei brani di questo incantevole cd:

https://www.youtube.com/watch?v=TFIua_D66Og 

ABISSO - SON OF ABYSS

 

Ormai mi sto piacevolmente abituando ad essere contattato da artisti (veri artisti) che mi chiedono di pubblicare qualcosa su di loro o sui loro lavori. Oltre ad essere onorato e lusingato da ciò, cerco sempre di far capire che queste pagine sono poco visitate, se non da appassionati di hifi che ci arrivano casualmente cercando notizie o foto di questo o  quell'apparecchio. In ogni caso per me è solo un piacere e questa volta il piacere e doppio, anzi triplo, perchè si tratta di un duo, completamente al femminile in un genere musicale poco diffuso che mi ha sempre interessato in quanto mi sento un po dark anche io nel profondo dell'anima. Prova ne è la livrea del mio sito, da molti criticata proprio perchè "Dark".

Ma passo a descrivervi il sound originale quanto elegante di queste due donne, italiane, Valeria Ghisu (in arte: EryaV) e Debora Caputo (in arte: D'avy). Atmosfere rarefatte, degne della miglior serie Netflix di fanta-horror come Stanger Things, suoni particolari, pochi strumenti, mai sovrapposti, un tocco di pianoforte da brivido, mai invadente, il violino, struggente e dolce che arriva a toccarti dentro.

Una musica tenebrosa, malinconica, che stimola il pensiero, la riflessione, che scuote l'anima e che arriva dove altri generi non arriverebbero mai.

Prima di scrivere queste righe ho ascoltato prima in auto, ora a casa con il mio impianto, questo loro lavoro dal titolo, "Son of the Abyss" e credetemi, non riesco a toglierlo tanto mi attrae e mi intriga sia dal punto di vista musicale, che per l'innovazione che porta, pur in un genere affollato e variegato come l'ambient music.

Non posso che sperare nel successo di questo album che ben si adatta ad un ascolto intimo, personale, nella ricerca di se stessi, del senso della vita e perchè no, anche della morte, di quell'Abisso, appunto, che tanto temiamo ma che alla fine da il senso alla nostra esistenza. Sono davvero contento di poter lasciare queste informazioni qui, nella speranza che i miei visitatori abbiano il privilegio di poter ascoltare questa musica che davvero penetra, scuote e fa meditare. Complimenti a Valeria e Debora che hanno scelto un filone non facile, affatto commerciale, per intenditori e lo hanno fatto con una raffinatezza davvero indescrivibile, se potessi usare solo un aggettivo per descrivere il loro modo di fare musica, sarebbe certamente "elegante".

Solo ascoltando potrete capire quello che a parole, a stento, riesco a spiegare. Qui di seguito tutti il link per approfondire (è il caso di dirlo), l'Abisso: 

-Bandcamp: https://abissomusic.bandcamp.com/releases?

fbclid=IwAR0cwIlxJ6upx7DD_eP4EyaZLB80vbYhVXm0Wz-yCK5WuwTHidGymwaOMRs

(Per lo streaming ed il download dell’album); 

-Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCMmXlk4zXLm27kSpr6XictQ

(Per visionare alcuni brevi video); 

-Facebook: https://www.facebook.com/abissoart

Qui potrete trovare: musica, fotografie, recensioni, interviste

e brevi scritti (in prosa e in poesia);

-Spotify: https://open.spotify.com/album/09dNC5tXpIM8FrbK6lFFhD?

si=ZE4UGqy2SfSACtgJJdrrWg (Per lo streaming dell’album).

TARNISHED - THE SCALE

 

Devo dire che non sono un fan della musica elettronica, pur comprendendone il valore assoluto, ma quando questa sconfina nel genere ambient il mio interesse si accende e mentre scrivo, oltre a lavorare in smart worìking, con la cuffia sto ascoltando e riascoltando i cinque brani che compongono questo album. Un bellissimo lavoro del musicista Marco Da Rold che sotto lo pseudonimo di "Tarnished" ci porta nel suo mondo, fatto di sonorità moderne, piacevoli e coinvolgenti. Marco ha composto, realizzato, registrato e prodotto interamente da se questo album in cui suona le tastiere, il basso, la batteria elettronica, la chitarra ed altri strumenti elettronici.

Ha già all'attivo due album, realizzati in studio, con l'etichetta newyorkese Arrhythnia Records.

Per inquadrare il genere e le sonorità posso asserire di trovare molte assonanze con The Alan Parson Project per arrivare fino a Jean Michelle Jarre passando per un Mike Oldfield della prima ora, ma perchè no, anche ai primi lavori dei membri dei Genesis dopo lo scioglimento, come Tony Banks e Peter Gabriel. Insomma un compendio di suoni e atmosfere a tratti molto ritmate a momenti incantate tanto da avvolgere l'ascoltatore e trasportarlo in un mondo sospeso. Almeno questo è l'effetto che in particolare mi ha fatto il brano "OutZone". L'abum scorre senza che ci si accorga della sua considerevole durata, il brano di apertura, "The Scale", che da il titolo al lavoro, dura oltre 11 minuti e questo, mentre lo si ascolta, diventa un pregio, perchè vorresti che non finisse mai. Altro brano che segnalo e che mi è piaciuto molto è "Orange Phasis" dove i sintetizzatori creano atmosfere cosmiche e fantastiche con una base ritmica mai invadente. Davvero un lavoro interessante che mi ha colpito per la qualità artistica e dell'incisione tanto da aver usato qualche brano come test del mio impianto per le ampie escursioni armoniche, sia nel registo alto che in quello grave.

Potete ascoltare questo interessante lavoro al link qui di seguito:

 

https://tarnished75.bandcamp.com/album/the-scale

THE ADMIRALS - WHEN THE RAIN FALLS

 

Comincio a prenderci gusto, essere contattato per pubblicare o pubblicizzare nel modesto limite di questo spazio web, lavori di artisti di ogni genere, mi lusinga sempre e questa volta mi trovo ad analizzare l'ultimo lavoro di un gruppo di musicisti veneti, tanti musicisti, si parla di una formazione di dieci (10!) elementi dal nome The Admirals. Si sono specializzati nella roots/reggae music e questo è il loro terzo album, più precisamente un concept album che va ascoltato dall'inizio alla fine come fosse un percorso, come si leggerebbe un libro.

Il gruppo è attivo dal 2017 e come detto promuove sound roots contemporaneo nato dall’incontro tra musicisti di Treviso e Pordenone con la stessa idea di musica: definita da loro stessi "un’energia diretta, che parla

senza filtri a chi ci ascolta". Sono influenzati ovviamente dal roots giamaicano che viene reinterpretato con le connotazioni tipiche della loro formazione, creando così un’identità molto personale e immediatamente riconoscibile.

Da loro ammissione i testi raccontano il mondo attuale, quello che viviamo quotidianamente, sono riflessioni sincere, lontane dai cliché o mode, con la voglia di dire qualcosa di nuovo ma soprattutto che resti.

Nel tempo sono cresciuti sia come band dal suono autentico e dal songwriting molto curato e oggi, come detto, constano di 10 elementi, con l'aggiunta recente di due nuove coriste che ampliano la loro voce collettiva.

Ho ascoltato attentamente come prescritto tutto il lavoro ed amando il genere, mi è piaciuto molto, a tratti ho dubitato che fossreo dei veneti a suonare tanto le sonorità mi hanno portato a quella bella Jamaica anni '80 di Bob Marley e Peter Tosh. Lavoro molto interessante e facilmente fruibile, testi interessanti e divertenti, ma soprattuto musica, tanta musica, ben suonata, ritmi sincopati come da tradizione reggae, rimane difficile stare fermi anche solo con i piedi ascoltando l'album che inizia e finisce facendo ballare tutto, soprattuto l'anima.

Il cuore dell'album è racchiuso in una domanda centrale: “When the rain falls... what do you do?” ovvero “Quando la pioggia cade… cosa fai?”.

La pioggia diventa metafora dell’imprevisto e della crisi: di fronte all’evento esterno, ogni individuo reagisce in modo differente, ma il messaggio della band è un invito all'uso della ragione e della consapevolezza critica, rifiutando le soluzioni predefinite proposte da chi vende un’idea di libertà isolata e passiva. “When the Rain Falls” non è solo una prova discografica, ma un manifesto sonoro che sfida la rassegnazione e l’isolamento. Attraverso questo viaggio, tra brezze leggere e burrasche, i The Admirals offrono molto più di un semplice ascolto: propongono un confronto aperto, una mano tesa verso chiunque creda ancora nel potere della condivisione. 

Il dialogo è appena iniziato: e voi, cosa fate quando la pioggia cade?

Qui di seguito tutti i link utili per approfondire la conoscenza con questo numeroso quanto interessante gruppo a cui auguro ogni bene e soprattutto il meritato suiccesso: 

 

WEB: theadmirals.it

FB: facebook.com/theadmiralsreggae

IG: instagram.com/theadmirals_irb

Audio: open.spotify.com/artist/0RoJ0AZhAEIrqqpQaM8mka 

GIULIA FALCONE - UNDERWATER (single)

 

Girovagando tra Instagram e TikTok, casualmente mi sono imbattuto in questa "Voce". Come avrete capito leggendo queste mie recensioni, sono un fan delle voci femminili e sono rimasto davvero impressionato da quella di Giulia che oltretutto è una bellissima ragazza, con una presenza scenica che, unita alla sua voce angelica, sono certo la aiuterà nel suo percorso di crescita artistica. Incuriosito non poco, ho approfondito un pò la conoscenza con questa giovane artista a cui auguro un successo immenso, ascoltando tutto quello che è disponibile sul web e le piattaforme di streaming (compresa Tidal). Giulia è una talentuosa artista "italiana" di 17 anni! che coltiva la sua passione per il canto dalla tenera età di 11 anni.

Qualche anno più tardi inizia anche lo studio del pianoforte, il suo strumento preferito, partecipa a concorsi nazionali e internazionali, vincendo due borse di studio in Russia ed in Regno Unito.

Giulia manifesta una straordinaria attitudine per le lingue straniere, in particolare il francese, su YouTube, dove è molto conosciuta, trovate molte cover da lei interpretate nella musicale lingua d'oltralpe, caratteristica che la porterà a partecipare, nel 2023, alla dodicesima edizione del talent "The Voice France".

Accompagnata da un team di grandi professionisti, sta costruendo il suo repertorio di inediti per affermare con originalità la sua identità artistica ed a questo proposito ho scelto "Underwater", il brano che vedete in copertina, bellissimo, struggente, fa venire i brividi, arriva in profondità, ascoltatelo, rimarrete senza parole.

Il 4 Agosto 2023 è uscito il suo nuovo singolo “Spazio Nel Cuore”.

Grande Giulia, sono certo che arriverà molto, ma molto lontano.

FRANZ CAMPI - IL SENTIMENTO PREVALENTE

 

Come scrivo spesso, grazie a questo sito, ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere bellissime persone e qualche volta, come in questo caso, vengo contattato da addetti ai lavori che mi chiedono di pubblicare una recensione di un artista. La cosa mi lusinga e mi onora, giorni fa ho ricevuto una email da Roberto Carretta, della Società Parole & Dintorni per chiedermi di inserire tra queste mie modeste pagine, quella di un artista di cui la sua organizzazione si sta occupando: FRANZ CAMPI, poliedrico artista bolognese che ha recentemente pubblicato il suo ultimo album “Il Sentimento Prevalente”

Lascio la parola a Roberto che conosce bene Franz ed il suo ultimo lavoro:

Prodotto e arrangiato da Davide Belviso, l’album di Franz è un tuffo nell’anima, un viaggio attraverso le sue emozioni e suoi pensieri: l’unicità di ogni essere, il bisogno di ironia, l’amicizia, la relatività degli eventi, il potere salvifico dell’arte, l’ingiustizia che incrociamo ad ogni passo, il sesso, l’amore, la bellezza dei singoli giorni che ci vengono concessi, la gioia di poter esserci ancora per chi è stato ad un passo dal baratro…

Le canzoni si alternano una dopo l’altra tra leggerezza, angosce e dispiaceri fino alla riflessione finale che chiude il percorso: nonostante spesso pensiamo che siano la paura, l’ansia e altre emozioni negative ad avere la meglio, in fondo è sempre l’amore che ci salva, quello per i propri cari, per la vita e per la libertà, che diviene così il sentimento prevalente. 

Cantautore, presentatore, conduttore televisivo e radiofonico e ideatore di rassegne dedicate alla musica, alla poesia, al fumetto e alla letteratura, Franz Campi nasce a Bologna il 19 marzo del 1962. Interprete del teatro-canzone (“Ciao Signor G.!”, dedicato a Giorgio Gaber e “Sono Fred, dal whisky facile”, dedicato a Fred Buscaglione”), firma di numerosi testi pop (tra cui “Banane e Lampone” per Gianni Morandi), lirici (il libretto dell’opera “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” tratto da un lavoro di Buzzati), per bambini (“L’albero della vita” e diversi brani dell’album “Il re dei re”) e per sigle TV (sigla campionato basket Lega2 per Rai Sport), nel 1994 pubblica il suo primo album “Franz Campi”, seguito da “Saluta i gatti e buonasera” nel 2004. Qualificatosi tra i vincitori di Sanremo Giovani nel 1993, partecipa al 44° Festival della Canzone Italiana di Sanremo con “Ma Che Sarei”. Nel 2000 firma, insieme a Gaetano Curreri e Stefano Nosei, l’inno della Fortitudo basket. Nel 2007 e 2008 crea, insieme al Centro San Domenico di Bologna e al Centro Internazionale della Canzone d’autore, il “Festival Lyrics – autori e canzoni”, che negli anni ha visto la partecipazione di artisti come Angelo Branduardi, Ron, Claudio Lolli, Neffa, Alan Sorrenti, Riccardo Tesi, Niccolò Fabi e tanti altri. Dal 2008 Il suo brano “Beslan” è ospite del Museo della Pace di Samarcanda in Uzbekistan. Sempre dallo stesso anno Franz fa parte del comitato scientifico del Centro Internazionale della Canzone d'autore a cura di Lucio Dalla e Davide Rondoni. Dal 2020 è co-autore e conduttore del programma TV “Zorba” dedicato i temi dell’ambiente e della salute prodotto dal Green Social Festival e dal Festival della Salute. Nel 2021 ha realizzato, insieme a Davide Belviso, il jingle della campagna di comunicazione nazionale della "Mortadella Bologna IGP". 

A questo link è possibile ascoltare l’album:

http://hyperurl.co/fcampi_qv

MATTEO CASTELLANO - COME UN MATTO SANO

 

Come ho scritto già nella recensione qui sopra, grazie a questo mio modesto sito, a volte, mi capita di essere contattato anche da musicisti che mi chiedono di recensire i loro lavori in queste pagine. E' questa la volta di un raffinato cantautore piemontese, della provincia di Cuneo, Matteo Castellano che mi ha inviato il link a Spotify del suo ultimo lavoro in ordine di tempo, in quanto ha già al suo attivo quattro album, dal 2011 ad oggi.

Ho ascoltato in cuffia dal mio iPhone tutto il giorno i sette brani che compongono questo CD, "Come un matto sano" e devo dire che mi è piaciuto molto. Sia musicalmente che nei testi, non sono riuscito a trovare somiglianze evidenti con altri artisti il che, oggi, è certamente una cosa buona oltre che rara, visto che anche la musica ultimamente tende un po all'omologazione.

Ogni brano è diverso dall'altro, ma nel complesso è un bel viaggio nel mondo di Matteo che ha fantasia da vendere ed un bel talento.

Ottimi gli arrangiamenti e la qualità di incisione, per fortuna non ho ravvisato l'utilizzo di Auto-Tune che trovo inflazionato di recente.

Qui di seguito tutte le informazioni su questo album per chi volesse approfondire e capirne di più:

MATT(E)O CASTELLANO-COME UN MATTO SANO

Produzione di Matteo Castellano e Cancavallo Records.

Produzione artistica, arrangiamenti e premix di Puso.

Mix e master di Paolo Rigotto al Freakone Studio. 

Solo su "Montagne" produzione artistica di Dainocova, arrangiamento di Dainocova e Puso, mix e mastering di Puso. Art di Alessandro Rivoira DRS. 

Matteo Castellano: chitarra classica solid body, chitarra acustica, chitarra elettrica, voce;

Puso: voci, programming e batterie elettroniche, tastiere, suoni d'ambiente campionati, chitarre acustiche, chitarre elettriche, percussioni, basso sulla parte iniziale di "Canzone per Giulia";

Fabio Piscitello: basso elettrico;

Peppino Leone: tamburello su "Figlio di un milionario";

Dainocova: looping, chitarra acustica ed elettrica truccata, cassa e basso su "Montagne";

Paolo Rigotto: piatti su "Un giro del viale con te".

Il relativo link per ascoltarlo sulla piattaforma Spotify:

https://open.spotify.com/album/3H2cirsEWV7XQQCa05cKbA?si=CfU6t4-9RHu3x9AYC1zqww

TOPEJI - KAMAEL

 

Ennesima lusinga per me ed il mio modesto sito, mi contatta via email questo straordinario musicista dal nome Roberto Topa, in arte Topeji chiedendomi di pubblicare qualcosa su questo suo primo lavoro del titolo Kamahel.

Roberto, classe 1987, nasce in Calabria, una terra meravigliosa che ha dato i natali a tanti personaggi illustri ma sicuramente a pochi musicisti e questo rende ancor di più speciale quello che sto per raccontare. Un ragazzo giovane, oggi trapiantato in una Torino all'avanguardia, musicalmente parlando, con una cultura ed una sensibilità musicale incredibili, ho avuto il privilegio, in anteprima, di ascoltare tutto il suo album e devo dire che è stato come fare un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, sospeso nelle sonorità di una musica del passato che non passerà mai, "Rock will nerve die".

L'autore stesso descrive così questo "percorso" acustico: "ambientato in un mondo fantasy, le vicende dell’album narrano di questo essere dalle sembianze divine che tra peripezie e innumerevoli sconfitte riesce a ritrovare sé stesso tramite la sofferenza e al coraggio di voler cambiare il proprio destino rimettendo in gioco anche la più certa delle sue convinzioni". 

Sonorità degne dei migliori Emerson Lake and Palmer ma che si avvicinano anche a quelle dei King Crimson, quel progressive rock che, anche grazie ai Pink Floyd, ha caratterizzato la scena musicale dalla fine degli anni '60 per tutti i '70 ed ha contaminato e condizionato tutta la musica che è seguita. Lascia davvero basiti pensare che un ragazzo così giovane possa aver realizzato un lavoro di questo calibro, non per le sue capacità, ma per appartenenza ad una generazione che non sa nemmeno cosa sia il Rock progressivo.

Due brani mi hanno particolarmente impressionato e fatto tornare indietro agli albori delle mie prime passioni musicali, "Reborn" che accosto anche alla musica del Perigeo di Giovanni Tommaso e "Acoustic land".

Complimenti a Roberto, gran bel lavoro, merita assolutamente di essere ascoltato e spero riscuota il successo che merita perchè si sente veramente l'impegno che hai profuso nella sua realizzazione. 

Sul suo sito web troverete indicazioni per acquistare l'album in uscita al 28 maggio 2024, oggi mentre scrivo è il 25: www.topeji.it 

Buona fortuna Roberto, continua così, alla grande!

ALESSANDRO PAGANI - DUE ACCA HHO

 

Come per altri artisti emergenti, grazie a questo spazio web, mi capita di essere contattato per scrivere qualcosa sui loro lavori. Come già detto la cosa mi lusinga molto e mi piacerebbe che questo spazio web fosse più visibile di quanto non lo sia, mi auguro che possa comunque essere di aiuto a divulgare e far conoscere la loro arte. Alessandro Pagani, classe 1964, si presenta con questo progetto denominato PUAH, acronimo di "piccola unità anti hifi" ed il suo primo album dal titolo Acca due hho, è un chiaro riferimento all'acqua ed alle sue sfaccettature. Come lo definisce lo stesso autore, "Puah è un progetto cantautorale onirico e fuori dal tempo, lontano da tendenze effimere e dalla tecnologia". Con questo lavoro introspettivo, l'artista celebra il ricordo personale delle conoscenze vissute nel passato, mantenendo uno sguardo attento sul futuro. Il progetto, come facilmente intuibile, rifugge dalla tecnologia a favore del recupero di un certo minimalismo, inventando un genere che lui stesso meglio descrive come pop elettro/ironico a tinte barocche, caratterizzato dall’errore umano che, proprio per questa fallibilità, rende le composizioni più genuine.

Il titolo dell’album che, come detto, si richiama all’acqua, la eleva a simbolo di purificazione intellettiva ed è una vera presenza acustica nel disco.

Ho ascoltato il suo interessante lavoro, sia in cuffia che tramite il mio impianto, inciso molto bene, non arriva immediatamente, come tutte le cose nuove, complesse e ben realizzate ci vuole del tempo per entrare in sintonia con quello che l'artista vuole trasmettere e devo dire che poi arriva. Atmosfere a tratti rarefatte di musica elettronica piacevole, fluida, mai stancante, mi è piaciuto molto il brano di apertura, tutto strumentale dal titolo "tra le tue corde", ritornelli che rimangono subito in testa, insomma un lavoro interessante quanto innovativo. Complimenti ad Alessandro per l'impegno profuso in questo progetto davvero nuovo di cui, qui di seguito, indico i vari link di accesso per approfondirne la conoscenza:

STREAMING: https://on.soundcloud.com/HLXr4
MP3 DOWNLOAD:  https://shorturl.at/hijMY
YOUTUBE: https://www.youtube.com/@puah_ALE
EPK: https://t.ly/NagoH

BANDH - TORINO 

 

Sempre più frequentemente mi scrivono musicisti o gruppi musicali per chiedermi una recensione su questo modestissimo sito.

A costo di diventare noioso e ripetitivo, sono davvero lusingato della cosa, anche se ogni volta rimango basito dal fatto che possa tornare utile a loro, vista la mia scarsa visibilità ed autorevolezza nel campo, ma va bene così, sono contento di poter dare una mano laddove posso. 

E' questo il caso di un gruppo di musicisti non più giovanissimi di Torino, non più giovani solo all'anagrafe in quanto la loro musica è attuale, contemporanea anche se, a mio avviso, attinge a mostri sacri del nostro passato rock progressivo come la PFM, il Banco, gli Area,etc.

Ho ascoltato qualcosa su Spotify dove sono presenti ma ancor più su Youtube dove li ho potuti anche vedere esibirsi sia in sala di registrazione che altrove. La loro musica è un compendio di canzoni originali con testi importanti sia nei contenuti che nei messaggi che si orientano verso quella branca della musica alternativa e di protesta. La band si compone di sei elementi in configurazione: tastiere, chitarra solista, chitarra ritmica, basso, batteria e percussioni. Una tale compagine di strumenti e strumentisti mette in scena una musica ricca, travolgente, come la descrive il leader della band, Rocco Colicchio, "capace di ricostruzione di paesaggi sonori dinamici".

Ecco, questa ultima definizione meglio riesce a far comprendere il genere musicale trattato, poco diffuso, affatto commerciale, ma proprio per questo, un vero laboratorio sperimentale di suoni e di emozioni nuove, per un pubblico non certo facile, dai gusti decisi.

Qui di seguito i link per fare la conoscenza con questa realtà musicale:

 https://youtu.be/upObeWMms-s?si=7A_ddlKKo0UOQCzC

 https://www.facebook.com/MusicBandh/about

 https://open.spotify.com/track/2fiGRihdcfAj5hBwSBrQc2?si=1ded5766b447466f 

GIUSEPPE SANGIORGIO - TAKE THE TIME

 

Non mi abituerò mai al fatto che artisti di un certo livello si rivolgano a me per essere recensiti in questo modesto spazio ma la cosa mi fa sempre piacere, mi lusinga e questa volta è il caso di un batterista con la B maiuscola, Giuseppe Sangiorgio che si autoproduce questo album dal titolo, che in qualche modo ne anticipa il contenuto, Take the Time.

Il genere è uno dei miei più amati, una fusione tra il Jazz, il Funk e marginalmente il rock.

Un brano su tutti, tratto da questo suo lavoro, rende l'idea di questa magica fusione, Tee Funk, un giro interminabile di ritmi sincopati come nella migliore tradizione del genere Fusion. Porta alla memoria sonorità delle grandi band come Spyro Gyra, Jamiroquai, George Duke, etc. Veramente un bell'album, da ascoltare e riascoltare senza stancarsi. Disponibile su tutte le piattaforme, Amazon, Spotify ed anche YouTube, come dai link che allego alla fine della recensione. Nel brano I need you il buon Sangiorgio da prova della sua maestria nel gestire uno degli strumenti più difficili da suonare, la batteria, dove tutti i nostri arti, superiori ed inferiori tengono ciascuno un suo tempo, un proprio ritmo, seguendo quello generale del brano e a volte volando a destra e sinistra, sopra o sotto la portante ritmica fondamentale.

Lavoro duro quello del batterista, soprattutto nel genere Funk/Jazz, dove si combinano il classico ed il moderno, il sincopato allo scomposto, insomma, in questi brani dell'album Take the time, tieni il tempo, appunto, Giuseppe Sangiorgio ci porta con la sua ritmica su livelli musicali e strumentali elevatissimi, davvero un bel lavoro a cui mi auguro possano seguirne altri. Sul suo canale YouTube lo potete vedere con il suo trio in cui gli altri due strumentisti, chitarra elettrica e tastiere non sono da meno. Avanti così, c'è bisogno di musica buona, c'è bisogno di buona musica, oggi più di ieri, non aggiungo altro.

 

link album: Take the time feat. Evan Marien Album 2024

https://open.spotify.com/intl-it/artist/3C8mC1pPQ7uENKWti5GiOG?si=F_EVLgPzTWGmdGNITsu8eA
Band live da YouTube:
https://youtu.be/XtelLTXoYyw?si=aV8cZK4Am3bdRh4m

CIOSI - EPOCA

 

Non riesco ad abiturarmi a questa cosa, ogni tanto, dei talentuosi musicisti in cerca di visibilità, si rivolgono a me per pubblicare una descrizione dei loro lavori o comunque essere inseriti in queste mie modeste, per non dire modestissime pagine. La cosa mi lusinga sempre ed è questa la volta di Federico Franciosi, in arte Ciosi che mi ha girato il suo lavoro che lui stesso definisce, nella email di contatto, un album di musica acustica. Cominciamo con il dire che "Ciosi" è un "chitarrista flatpicker acustico" e compositore. Per chi non conoscesse questa definizone un chitarrista flatpicker è un chitarrista, solitamente acustico, che utilizza il plettro (in inglese "flatpick") per suonare melodie, assoli e ritmi complessi, specialmente nei generi bluegrass, folk e country, distinguendosi per un suono definito, potente e con un forte attacco.

Federico, o meglio Ciosi, è già individuabile facendo ricerce online come appunto chitarrista flatpicker, il che la dice lunga sul suo talento.

Ma quanti artisti prima di diventare famosi passano in una sorta di "Purgatorio" musicale speranzosi prima o poi di avere quei riconoscimenti che tanto meritano. Questo lavoro di Ciosi di fatto è una sorta di giro del mondo con chitarra acustica e plettro che regala emozioni in varie lingue a sottolineare l'intento di internazionalità e poliedricità dell'artista.

Ho trovato il tocco di chitarra di Federico potente quanto vario, le sue melodie e sonorità, passando da un brano all'altro, portano alla memoria il miglior country blues alla Cat Stevens o anche alla Bob Dylan, per poi scivolare verso la chitarra spagnola tipo Al di Meola per arrivare a vistuosismi alla Mesolella/Forcione, insomma un album che stpusce e sorprende ad ogni brano perchè non si sa cosa aspettarsi da quello successivo.

Faccio i miei complimenti a Ciosi a cui auguro ogni bene ed il successo che il suo modo di fare musica merita.

Questo è il link al suo sito web: https://www.ciosi.it/epoca/ 

Qui  di seguito i link per un ascolto:

https://open.spotify.com/intl-it/artist/6xeSXBsxiSmfEIfhoyGSzf 

https://music.youtube.com/channel/UCgabi6IWDOzqHin6OkQ5Iuw

ROCCO COLICCHIO & SELMA BERREZOUGA  - SETHA

 

Ecco un altro artista, anzi, meglio dire un duo, che si rivolge a me per promuovere e recensire il proprio lavoro anche se la visibiltià del mio sito è molto ridotta. Come dico spesso questa cosa non finirà mai di onorarmi e lusingarmi ma al contempo mi crea un po di ansia per le eventuali aspettative che questo spazio web non può offrire.

Faccio quello che posso e quindi, eccomi a raccontare di questo lavoro scritto a due mani e prodotto da Rocco Colicchio (chitarre, basso e programmazione) e Selma Berrezouga (voce e cori) che pubblico qui nella speranza che possa arrivare a più persone possibili.

La musica originale di questo album è "abbellita", mi si passi il termine, dalla incantevole voce di Selma Berrezouga che ha un timbro molto particolare, ad un primo ascolto distratto, ricorda la vocalità di Teresa De Sio, vocalità calda, piacevole, molto sensuale, a tratti mi ricorda anche Carmen Consoli nel "modo di aggredire dolcemente il microfono" che ben si accosta alle sonorità variegate di questo album dal nome non troppo dissonante da quello che cerco di dire, dal titolo Setha. Molto interessante il brano di apertura di questo lavoro "Mossa da un ventilatore", ma un brano in particolare più degli altri mi ha incuriosito, "Il diavolo vive a Gerusalemme" dove invece è proprio la voce di Rocco Colicchio a guidare il brano, accompagnato dai vocalizzi della cantante in un sottofondo etereo quasi magico. Il brano dal titolo che potrebbe sembrare blasfemo è invece una dolcissima ballata, molto piacevole che si ascolta con una certa facilità e, cosa non da poco, rimane subito in mente tanto che poco dopo ti ritrovi a canticchiarla. Sonorità sofisticate alla Battiato, con un inizio di chitarra arpeggiata in un crescendo di sovrapposizioni di voci e musica che è veramente da ascoltare con attenzione. "Lacrime da Est" invece è un brano scritto interamente dalla vocalist, Selma Berrezouga e interpretato al pianoforte da Giuseppe Onorati. Infine, nel brano "Un vestito di seta rosso" compare anche la voce femminile di Katia Campolongo.

Bellissimo lavoro, progetto interessante e degno di attenzione di cui trovate tutto sia sulla piattaforma Spotify che su YouTube ai link qui di seguito evidenziati: 

Setha | Spotify https://www.youtube.com/watch?v=qEYQgzKYB_s 

ALESSANDRO PAGANI - PUAH: SABATO, DOMENICA E UNA STUDENTESSA

 

E' il secondo lavoro di Alessandro Pagani che mi trovo a recensire e per quanto possibile promuovere in questo spazio. Si tratta di un album concept molto interessante, parte dall'idea di un weekend trascorso da una studentessa annoiata, che ce l'ha un po con il mondo in quanto lo vede ipocrita (come darle torto) anestetizzato e stanco. Non le piace questo mondo in cui è costretta a vivere, è inquieta ed insofferente ma esiste una seppur flebile speranza di un cambiamento per un futuro migliore, certamente diverso da quello atteso. Come lo definisce lo stesso autore, è un romanzo elettronico articolato in 10 episodi, ogni episodio ha un titolo che annuncia sia il momento che lo stato d'animo della studentessa e così abbiamo dalla traccia n. 1 "Sogno", a seguire fino alla traccia n. 10, lo scorrere del noioso ed inquieto weekend..."Aurora", il risveglio, "Pool Over", intuisco il momento della vestizione, "Shopping", come antistress ed alternativa agli ansiolitici (sport molto praticato dal sesso femminile), "Nel Club", la giornata prosegue sempre più noiosa, culminando in "Taedium", per poi arrivare al momento dell'alimentazione con la trak "Imperial Sushi", per proseguire in "Cinepanema (dal Brasile con furore) ed in "24" per terminare con il brano che da il titolo all'ablum: "Sabato, Domenica e una studentessa".

Ho trovato intelligente quanto interessante questo lavoro, musicalmente gradevole va ascoltato con la prospettiva citata ossia di vederlo come un tentativo di musicare in sequenza delle emozioni, degli stati d'animo anche troppo condivisibili al giorno d'oggi, soprattuto tra i giovani, che non trovano la ragion d'essere e cadono spesso in depressioni che a volte sfociano nella violenza nel peggiore dei casi, nella critica feroce verso tutto o nell'abuso di alcol e sostanze quando va bene. Ma è proprio la musica a mio avviso a salvarci, a salvare tutti noi da questa "taedium vitae", noia della vita come già qualche secolo fa la definiva il grande poeta Giacomo Leopardi.

Un album da ascoltare tutto di seguito, seguendo il percorso sia musicale che ideale come descritto ed ordinato. Musica elettronica, suoni campionati ma piacevoli e fruibili anche se non è il genere prediletto.

La voce femminile è di Martina Ciasullo.