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YAMAHA MX D1 NATURAL SOUND CLASS D MOS-FET AMPLIFIER

La mia inguaribile voglia di sperimentare non è stata superata dalla recente voglia di semplificare ed è così che in questo scorcio di estate 2023, mi sono trovato a togliere il buon integrato Rose RA-180 che mi ha regalato ore di piacevole musica e mi ha fatto apprezzare, come mai prima d'ora, la classe D, per passare a questo raro finale Yamaha MX-D1 abbinato ad un pre Threshold T2 per formare una coppia tanto particolare, che oserei definire bizzarra.

La classe A del buon Threshold vecchia scuola abbinata alla spaziale classe D del finale giapponese, più giovane di almeno 10 anni ed avanguardia nel campo audio, sulla carta promettono un risultato di rilievo.

Appena sballato dopo il viaggio dalla Germania, l'ho collegato in bilanciato al pre ed ho subito acceso per avere quell'impatto del primo momento, anche a freddo e devo dire che c'è stato ed è stato molto di più di quanto mi aspettassi. Una dinamica ed una velocità che il Rose RA180 non aveva, si ok, qui siamo a 500 watt per canale fino a 2 ohm (anche 1kw su carichi inferiori), ma è incredibile la velocità di salita e la dinamica che esprime alzando poco a poco il volume, complice sicuramente il preamplificatore, ma davvero una bella sorpresa oltre che una gioia per le orecchie.

Devo dire che le Martin Logan Quest Z che già avevano gradito i servizi del Rose RA180, sono decollate letteralmente, pilotate da questo finale così slim da non incutere alcun timore alla vista ma che, di contro, nasconde un'anima cattiva, che oserei definire quasi violenta, ma con i guanti di velluto, coadiuvato, va detto, da un preamplificatore che è una pietra miliare e pezzo di storia dell'hifi di tutti i tempi.

Non potevo formare una coppia più esplosiva, davvero 10/10, ho tutto, controllo, fattore di smorzamento, dinamica, classe e raffinatezza, non riesco ad immaginare qualcosa di meglio. Per ora soddisfazione al 1000x1000!

Ma passiamo alla descrizione di questo raro amplificatore: 

il finale si presenta come una "mattonella" 44 x 44 cm circa, alta poco più di 7 cm., praticamente un quadrato rivestito per i tre lati da una livrea black piano lucidata a specchio, molto bella ed elegante.

Sul frontale, al centro inserito in una svasatura, c'è il tasto di accensione, di colore blu, asservito da un altro interruttore posteriore posto vicino alla vaschetta iec, che toglie del tutto la corrente.

Il pulsante all'accensione si tinge di un bel blu cobalto, ma può cambiare colore in base agli stati dell'amplificatore, rosso per eccessivo riscaldamento o possibili guasti, arancione per segnalare anomalie, etc.

Il pannello superiore è in alluminio ben lavorato e spazzolato, una nota a parte va fatta per i quattro piedini di appoggio (nella foto qui sopra), realizzati in pesante ottone che fungono da smorzatori di risonanze e vibrazioni per evitare che queste interferiscano con il buon suono e l'immagine stereofonica. 

Il pannello posteriore è la parte più interessante di questo Yamaha MX-D1, connettori WBT per i cavi di potenza, connettori WBT RCA della miglior specie come quelli XLR, prese trigger per accensione automatica ed infine una porta RS232 per l'inserimento in sistemi domotizzati o gestiti da pc.

Segnalo anche, a riprova della cura e dell'attenzione riservata a questo device in sede di progettazione e di realizzazione, l'utilizzo, ovunque, di viti in rame, che può sembrare cosa banale, ma non lo è.

Per l'interno ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte ma lascio parlare l'immagine, che ho preso dal web per evitare di aprirlo.

Mi rimane difficile comprendere perchè, questo finale, bello, potente, di qualità, non si sia diffuso maggiormente nel nostro paese, mentre è molto presente negli USA ed ovviamente in Giappone. Misteri del mercato e delle politiche adottate dagli importatori ma va detto che comunque non era proprio a buon mercato in quanto aveva un listino di circa 5.000,00 USD, 4.900,00 Euro da noi e forse, lo scetticismo del pubblico nei confronti della classe D ha indotto, chi doveva decidere se importarlo o meno, a non rischiare di rimanere con apparecchi invenduti perchè incompresi, comunque appartenenti ad una classe elevata di sistemi di amplificazione.

Ancora più felice di essere un fortunato possessore di questo che, non temo di esagerare definendolo un vero capolavoro di Yamaha, sia dal punto di vista estetico, ma soprattutto da quello sonico. 

In un solo aggettivo: "sbalorditivo"!

NOTIZIE DAL WEB DALL'UNICA FONTE DI INFO SU QUESTO FINALE:

 

Yamaha MX-D1 - Si tratta di un amplificatore di potenza digitale che combina un'elevata qualità del suono e una potenza superiore a quella degli amplificatori di potenza analogici di classe superiore in un corpo sottile e leggero. È un amplificatore di classe D che adotta il metodo PWM per il circuito dell'amplificatore. Gli amplificatori digitali convenzionali hanno avuto problemi di prestazioni che dovevano essere risolti per impieghi audio di fascia alta, come la dipendenza dalla tensione di alimentazione, la gamma dinamica e il fattore di distorsione. Per superare queste limitazioni tecniche, l'MX-D1 utilizza dispositivi di amplificazione digitale originali Yamaha di nuova concezione, YDA133 (Modulator LSI) e YDA134 (Power MOS-FET Drive LSI). Questi dispositivi combinano un'eccellente potenza di pilotaggio degli altoparlanti con un basso consumo energetico e compattezza che non possono essere raggiunti con un amplificatore di potenza analogico della stessa classe.

Negli amplificatori digitali convenzionali, la variazione della tensione di alimentazione si riflette direttamente nella variazione del guadagno dell'amplificatore, il che rappresenta un problema per migliorare le prestazioni. Il circuito modulatore PLL a guadagno costante utilizzato nell'MX-D1 funziona in sincronia con il clock di riferimento integrato e genera una forma d'onda di uscita PWM con una frequenza fissa secondo la formula: "fattore di modulazione x tensione di alimentazione = costante" da due sistemi di informazioni del segnale di ingresso e la tensione di alimentazione dello stadio di uscita. L'annullamento della dipendenza dall'alimentazione del segnale di uscita migliora le caratteristiche dell'intero amplificatore e realizza un'amplificazione stabile senza fare affidamento su un feedback eccessivo.

Un loop di feedback incrociato digitale che migliora la linearità sia del circuito modulatore PLL a guadagno costante che dello stadio buffer di uscita realizza un'elevata gamma dinamica di 120 dB e un basso tasso di distorsione dello 0,002%, che sono superiori agli amplificatori di potenza digitali convenzionali.

Inoltre, il feedback analogico avanzato con feedback complessivo incluso il filtro LC della sezione di uscita analogica raggiunge caratteristiche a banda larga fino a 100 khz e un eccellente fattore di smorzamento.

l'MX-D1 è dotato di un sistema di controllo della potenza attivo, in questo circuito, il valore del limitatore di tensione è controllato in tempo reale rilevando la corrente di uscita dell'amplificatore di potenza e l'uscita massima continua e la potenza dinamica sono controllate indipendentemente su valori arbitrari. In combinazione con lo stadio di uscita MOS-FET di potenza, viene garantita un'elevata potenza su un'ampia gamma di impedenza di carico. 

La sezione di alimentazione utilizza l'ultima versione dell'alimentatore switching a risonanza di tensione e corrente basato sulla tecnologia brevettata Yamaha per realizzare caratteristiche di alta efficienza e basso rumore.

L'accoppiamento magnetico e il circuito di raddrizzamento del servizio complementare adottato nel circuito di raddrizzamento secondario mantiene sempre stabile e simmetrica la tensione di alimentazione dal lato positivo al lato negativo e supporta potenza e alta qualità del suono fino alla potenza nominale totale di 1 kw!

L'MX-D1 ha un funzionamento di protezione ad altissima precisione integrando un circuito di rilevamento della corrente ad altissima velocità che risponde alla corrente di impulso istantanea di un'onda di impulso digitale e logica di sequenza operativa di sicurezza che monitora il funzionamento dell'intero amplificatore nel motore di potenza YDA133/YDA134.

La costruzione interna utilizza una doppia costruzione monofonica. La scheda principale ha canali sinistro e destro indipendenti e ogni canale è alloggiato in una "stanza" separata. In questo modo si ottiene una separazione dei canali di oltre 100 dB.

Inoltre, le schede dell'amplificatore di ingresso, del terminale di uscita e del filtro della linea di alimentazione sono dotate di una "stanza" privata separata dalla scheda principale per eliminare le interferenze e le radiazioni elettriche interne e migliorare la qualità del suono.

Per i piedini di appoggio vengono utilizzati materiali di alta qualità per garantire un buon suono con una  forma non risonante, in ottone lavorato. 

Utilizzando acciaio ramato per il telaio interno e alluminio per il pannello posteriore e il coperchio superiore, pannello posteriore e coperchio superiore per garantire una resistenza sufficiente riducendo gli effetti della risonanza indesiderata e della distorsione magnetica.

I pannelli frontali e laterali sono realizzati in alluminio estruso fino a 12 mm di spessore con verniciatura nero pianoforte.

Il filtro di uscita utilizza una bobina toroidale a bassa impedenza a doppio nucleo appositamente progettata e un condensatore speciale ad alta corrente. L'impedenza del circuito viene ridotta utilizzando una scheda epossidica a 4 strati con uno spessore del foglio di 70 μ m e per l'alimentazione viene utilizzato un condensatore elettrolitico progettato su misura. 

Come si evince dalla descrizione qui sopra, nulla, ma proprio nulla è stato lasciato al caso, dai piedini al case, dai materiali alla componentistica per finire ai connettori, è stato scelto il meglio del meglio. Anche le viti in rame la dicono lunga sull'ambizione e la cura progettuale profuse da Yamaha in questo amplificatore finale MX-D1.

Qui sotto due estratti dalle Audioguida del 2004 e 2007 dove vediamo caratteristiche e prezzo di questo incompreso e poco conosciuto amplificatore finale di Yamaha.

A riprova dell'alta qualità di questo progetto, il finale Yamaha MX-D1 viene inserito a pieno titolo nella "hall of fame" di Yamaha e la foto qui sotto è stata scattata a Monaco HiEnd 2024. La mia teoria sul fatto che non si sia diffuso qui da noi, prende maggior corpo se pensiamo che è addirittura considerato uno dei "masterpiece" o "flagship" come si dice in gergo, per Yamaha.

Specifiche tecniche

 

YAMAHA MX-D1 (2003-2006)

Stereo power amplifier

Rated output: 500W + 500W (4-8 Ohm, 1 kHz, 1% THD)

Dynamic Power: 1000+1000W (2-4 Ω)

850W + 850W (6 Ω)

700W + 700W (8 Ω)

Frequency characteristic: 1 Hz to 100 kHz ± 3.0 dB10 Hz to 20 kHz ± 0.5 dB

Signal-to-noise ratio: 120dB  

Total harmonic distortion factor: 0.002% (8 Ω, 1 khz, 10W)

Channel Separation: (1 kHz) 100dB - Damping factor: (8 Ω) 200

Input Sensitivity/Impedance: (500W/8 Ω conversion) 1.3V/25k Ω

Power consumption: 350W - 0.1W (Standby)

External dimensions: Width 435x Height 75x Depth 437 mm

Net weight: 10.4kg

"Tanto tuonò che piovve", vista la rarità di questo amplificatore, come ne ho visto un altro in vendita sempre in Germania, ho colto l'occasione e l'ho preso, occasione si fa per dire, meglio usare il termine opportunità, non si trovano proprio a buon mercato, ma considerando che di listino sfioravano i 5.000,00 Euro, 1.600,00 mi pare una richiesta congrua, oltretutto per il fatto che al momento non ce ne sono in vendita in tutto il globo.

Ora dovrò rimodulare gli spazi all'interno del mio mobile Nostrone Spider e soprattutto dovrò trovare una coppia di Kimber Cable PBJ da 50 cm. e due coppie di cavi da 4 mt. per realizzare questo mostruoso bi-amping con le mie adorate Martin Logan Quest Z.........

Grrrrrr............purtroppo il secondo finale è arrivato rotto, (ho beccato uno dei pochi tedeschi disonesti, per usare un eufemismo) è in riparazione dal giorno dopo averlo ricevuto e pare ci siano problemi a reperire i pezzi da sostituire....speriamo bene, proseguirò questa lunga recensione non appena avrò sistemato tutto. (qui sotto la foto di quello in riparazione)....segue:

Portato in assistenza a novembre 2023, finalmente ad aprile 2024 mi viene restituito funzionante e non vedo l'ora di sistemare tutto il mio impianto per accogliere questo secondo finale e dar vita ad una bi-amplificazione paurosa da 1000+1000 watt!

Sono certo che le Martin Logan Quest Z gradiranno il nuovo apporto di corrente, dinamica e potenza. 

Un ringraziamento particolare ed un encomio va all'assistenza che ha reso possibile tutto questo: TELECOLOR 2001 di Roma di cui vi allego il link qui o cliccando sul nome stesso. Se avete bisogno di assistenza per le vostre elettroniche Hiend, senza timore alcuno rivolgetevi pure a loro.

Competenza, gentilezza e comunicazione sono le doti di questo centro assistenza che è merce sempre più rara di questi tempi.

Nello foto qui sotto lo vedete appena rientrato dalla lunga riparazione. 

Per montare il secondo finale, oltre ad attendere che la mia compagna decidesse di fare un viaggio con i figli negli Stati Uniti e quindi avessi a mia disposizione una settimana intera per fare il tutto, ho dovuto modificare l'assetto del mobile porta elettroniche Norstone Spider, nel senso che il modulo Spider 2 che conteneva il pre Threshold T2 ed un solo finale Yamaha MX-D1, ha dovuto cedere il posto al fratello più grande Spider 3.

Il lavoro, come potete immaginare guardando le foto del "making of" qui di seguito, non è stata una passeggiata. Va considerato anche che i tubi che compongono il mobile sono riempiti di pallini di piombo, per un totale di oltre 160 kg (si letto bene centosessanta kg!) più i 100 kg abbondanti del mobile stesso, con le elettroniche siamo prossimi ai 3,5 quintali di materiale da movimentare.

Dopo quasi 5 ore di lavoro incessante, con la schiena a pezzi sono arrivato al risultato finale visibile nelle foto che seguono. Ma quello che più mi interessava e preoccupava era il risultato sonico che se definisco "strabiliante", non credo di essere riuscito a rendere l'idea.

Avendo un po di timore alla prima accensione, ho dato corrente con il condizionatore di rete Monster Power ed ho aspettato un attimo prima di accendere tutti e due i finali, per essere certo che non ci fossero rumori, ronzii o peggio pericolosi "scrocchi" o bump ma per fortuna nulla, tutto perfetto, il silenzio più assoluto e così metto una web radio di qualità (The Jazz Groove) tramite il Cocktail Audio X50pro, alzo timidamente il volume....mamma mia!....che dire, 500+500 watt erano già tanti per le Martin Logan, ma raddoppiando (anche se di fatto non è esattamente il doppio con un bi-amping realizzato con due finali stereo) a bassissimo volume, la musica è tremendamente più presente, dinamica, vibrante, c'è tutto quello che prima c'era alzando molto di  più il volume, ma poi è proprio alzando di più l'asticella, che arriva la "bomba", una dinamica impressionante, sembrano altri diffusori, la musica invade la stanza e mi investe come una ventata improvvisa, nuove vibrazioni dell'ambiente, una pienezza ed un corpo inaspettati per quanto attesi e desiderati.

Che altro dire, soddisfazione all'ennesima potenza.

Credo che con questo sistema di amplificazione potrei pilotare qualsiasi cosa, dalle ostili Magneplanar alle desiderate B&W 800D, diffusori che ho da tempo nel mirino. ma per ora mi fermo qui e mi godo le mie Martin Logan Quest Z mai ascoltate in questo modo, davvero una bellissima sensazione.

Dopo una tale fatica, pulito tutto, ora mi godo la musica nella speranza che la "scimmia dispettosa" che spesso alberga sulle nostre spalle, ma ancor più nel nostro cervello, non mi faccia venire altre fantasie, anche perchè credo di aver raggiunto un livello davvero buono, oltretutto con una spesa non eccessiva e questo rende l'impresa ancor più piacevole.

Letteratura MX D1
MXD1_literature.pdf
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Manuale di istruzioni
Yamaha mxd1 owners manual.pdf
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Manuale di servizio
Yamaha mxd1 service manual.pdf
Documento Adobe Acrobat 7.0 MB

Mai avrei pensato di sostituire il mio adorato preamplificatore in classe A a due telai THRESHOLD T2, ma la necessità di avere più ingressi bilanciati mi ha fatto guardare in giro e, proprio mentre stavo per prendere un Reference 3 di Audio Research, un caro amico mi ha segnalato questo B.A.T. (Balanced Audio Technology) VK51SE di pui potete leggere tutto cliccando sul nome, che ha reso, ove ciò fosse possibile, il suono di questi finali Yamaha, ancora più naturale, guarda caso in piena sintonia con lo slogan della maison giapponese: "Naturl Sound by Yamaha".

"Oltre l'infinito ed oltre" diceva il buon Buzz Lightyear di Toy Story....piano piano ci sto arrivando.... ;-)

COSA PENSA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI QUESTA ACCOPPIATA:

Il preamplificatore Balanced Audio Technology (BAT) VK-51SE è un apparecchio valvolare di alto livello, noto per la sua musicalità, la grana finissima, un palcoscenico sonoro ampio e una timbrica calda e corposa, con una spiccata enfasi nella gamma media.

Per valorizzarlo al meglio, si consigliano finali con un controllo eccellente, specialmente in gamma bassa, per bilanciare la sua natura valvolare.

 

Consigli generali:

 

Connessione Bilanciata (XLR): Il VK-51SE è un progetto bilanciato nativo. Utilizzare finali con ingressi XLR di qualità è essenziale per ottenere le prestazioni migliori.

Accensione: Ricorda di accendere prima il preamplificatore (BAT) e poi il finale, per evitare rumori impulsivi ai diffusori

L'idea di accoppiare due Yamaha MX-D1 al preamplificatore BAT VK-51SE è un esperimento intrigante che punta a unire "il meglio dei due mondi": il calore e la naturalezza delle valvole 6H30 con la velocità e la potenza bruta della tecnologia digitale proprietaria di Yamaha.

 

Ecco come si prospetta questa combinazione:

 

Il Contrasto Timbrico

Il BAT VK-51SE è noto per una gamma media ricca, densa e una scena sonora profonda. Lo Yamaha MX-D1, pur essendo un Classe D, non è "freddo" nel senso classico; recensori di Stereophile hanno notato che evita la durezza meccanica dei primi digitali, mantenendo una trasparenza quasi da "filo con guadagno".

Risultato atteso: Il BAT darà "anima" e corpo al suono, mentre i due Yamaha garantiranno una velocità di salita e un controllo dei bassi che pochi finali analogici possono eguagliare.

 

Potenza e Controllo

Ogni MX-D1 eroga ben 500W per canale su 8 ohm. Usarne due (presumibilmente in bi-amping o per gestire diffusori particolarmente ostici) significa avere una riserva dinamica virtualmente illimitata.

Gestione Impedenza: Il sistema Active Power Control di Yamaha assicura prestazioni costanti tra 2 e 8 ohm, ideale se i tuoi diffusori hanno cali di impedenza importanti che il pre a valvole non potrebbe gestire da solo.

Dinamica: Chi ha provato lo Yamaha in catene high-end descrive una dinamica e una velocità sorprendenti, superiori a molti amplificatori integrati moderni. 

 

Aspetti Tecnici da Considerare

1.   Connessioni Bilanciate: Il BAT VK-51SE è un progetto bilanciato nativo. Anche se lo Yamaha MX-D1 dispone di ingressi XLR (con connettori WBT di alta qualità), alcuni test tecnici hanno suggerito che il circuito interno non sia totalmente bilanciato. Tuttavia, l'uso di cavi XLR resta caldamente consigliato per minimizzare il rumore.

2.   Guadagno Elevato: Lo Yamaha ha un guadagno di tensione piuttosto alto (circa 34dB). Poiché anche il BAT ha un guadagno generoso, potresti ritrovarti con un volume che sale molto rapidamente; assicurati che il controllo del volume del BAT sia abbastanza preciso ai bassi livelli.

3.   Affidabilità: Sebbene siano macchine eccezionali, alcuni utenti su forum specializzati hanno segnalato che gli MX-D1 possono essere soggetti a guasti nel lungo periodo e la riparazione dei loro moduli proprietari non è sempre semplice.

4.   In sintesi: È un'accoppiata da "audiofilo coraggioso" che cerca un suono ultra-veloce e dettagliato senza rinunciare alla magia delle valvole. Se cerchi un impatto viscerale e una pulizia assoluta, questa configurazione potrebbe darti grandi soddisfazioni.

5.    

L'abbinamento tra il preamplificatore BAT VK-51SE, due finali Yamaha MX-D1 e le Martin Logan Quest Z è tecnicamente ambizioso e molto promettente, poiché affronta direttamente le sfide critiche di questi diffusori.

Le Quest Z sono note per essere un carico estremamente difficile: sebbene abbiano un'impedenza nominale di 8 ohm, questa scende drasticamente a 1.4 ohm ad alte frequenze.

 

Ecco perché questa catena può funzionare molto bene:

 

1. Il ruolo degli Yamaha MX-D1 (Potenza e Impedenza)

Le Martin Logan "hanno fame" di corrente pulita e riserva dinamica.

Stabilità su carichi bassi: Lo Yamaha MX-D1 è progettato per gestire impedenze fino a 2 ohm (erogando circa 500W-1000W di picco), il che è fondamentale per non far sedere l'amplificatore quando il pannello elettrostatico richiede il massimo sforzo.

Velocità del basso: Le Quest Z sono diffusori ibridi con un woofer da 12 pollici in cassa chiusa. Il controllo ferreo della tecnologia digitale Yamaha aiuterà a integrare meglio la velocità del pannello elettrostatico con la risposta del woofer, minimizzando l'effetto "lentezza" del basso spesso lamentato in questo modello.

 

2. Il ruolo del BAT VK-51SE (Naturalezza e "Aria")

Le Quest Z, come molte elettrostatiche, possono suonare eccessivamente analitiche o "sottili" se accoppiate solo a stato solido o digitale.

Corpo e Timbrica: Il BAT aggiungerà quella densità e calore nella gamma media necessaria per rendere le voci umane e gli strumenti acustici più realistici e meno "elettrici".

Soundstage: La capacità del VK-51SE di proiettare una scena sonora profonda si sposa perfettamente con la dispersione a 30 gradi del pannello Martin Logan, massimizzando l'effetto tridimensionale.

 

Considerazioni per il setup:

 

Bi-Amping: Se hai due MX-D1, potresti valutare il bi-amping. Il BAT VK-51SE ha doppie uscite XLR, permettendoti di pilotare i pannelli con un finale e i woofer con l'altro per una separazione e un controllo assoluti.

Cavi di Segnale: Usa esclusivamente connessioni bilanciate (XLR). Il BAT è un progetto bilanciato vero e lavora al meglio in questa configurazione per ridurre il rumore di fondo.

Controlli Bass/Presence: Le Quest Z hanno switch sul retro per regolare i bassi (-5dB) e la presenza (+2dB). Con i Yamaha MX-D1, potresti non aver bisogno di incrementare la presenza, poiché la loro naturale trasparenza sarà già molto evidente.

 

In conclusione, questa è una configurazione "high-power" che risolve il problema del pilotaggio delle Quest Z senza sacrificare la magia valvolare del preamplificatore.