MCINTOSH MC252

AGOSTO 2010

E' il mio primo apparecchio McIntosh.

Devo dire che l'emozione è stata grande, McIntosh è da sempre una icona, se non "l'icona" del nostro mondo audiofilo e gode del rispetto e dell'ammirazione di molti che lo hanno posseduto e ancor di più, forse, di quelli che non lo potranno mai acquistare, visti i costi proibitivi.

Detto ciò, io ovviamente l'ho acquistato usato ed ho fatto un vero affare, portarlo a casa non è stata una delle mie esperienze migliori.

Pesa poco meno di 50 kg. ed anche mal distribuiti, per la presenza dei massicci trasformatori di uscita, per la prima volta ho sentito cedere le ginocchia sotto il peso di questo mostro, ma alla fine sono riuscito a posizionarlo e collegarlo (e chi lo sposta più!!!!).

Appena acceso sono rimasto senza parole, non tanto per i VU-Meter, pur bellissimi, di un colore turchese brillante, ma soprattutto per le serigrafie in trasparenza dal cristallo di oltre 2 cm di spessore che oltre alle informazioni sui comandi, illuminano nel classico verde, il marchio della casa di New York.

Una manopola gestisce i VU-Meter tra spenti, accesi e hold e l'altra gestisce l'accensione dell'apparecchio su tre posizioni, off, standby (nel caso di collegamenteo con altri apparecchi via tigger) e on.

L'ho collegato subito alle mie Audiostatic, usando come preamplificatore un bel Jeff Rowland Consonance e cavi bilanciati XLO. Sorgente il mio Sony CDP D500.

 

Dietro, oltre alle connessioni rca ed xlr, sono presenti dei bellissimi morsetti, degni del finale, che accettano banane, forcelle e cavo spellato anche di buone dimensioni. C'è anche uno switch per farlo funzionare in mono.

Ho fato scaldare un po tutto ed ho iniziato le prove di ascolto con la curiosità di chi non ha mai sentito nulla di questo marchio.

Ho usato i miei cd di riferimento, prevalenza di voci femminili e pochi strumenti, tutti naturali, pianoforte, contrabbasso e batteria, al massimo una tromba o un sax.

Devo dire che il suono e l'autorevolezza, a dispetto dell'immagine dell'oggetto, sono molto raffinati e contenuti. Mi spiego meglio, i miei diffusori sono molto difficili da pilotare ed il McIntosh non ha fatto meglio degli altri che gli sono capitati sotto, anzi, ripetto all'Adcom GFA5802 che ho appena tolto, ho perso molta dinamica e spinta, dovuta sicuramente alla minor potenza, ma ho guadagnato in profondità della scena, in dettaglio, raffinatezza e piacere d'ascolto.

Un sound simil-valvolare, non me lo sarei aspettato da uno stato solido così massiccio nell'aspetto e invece, proprio forse per la presenza di trasformatori di uscita, non c'è violenza, non c'è cattiveria, c'è dolcezza e carattere ma soft. Bella cosa, veramente una bella cosa, peccato che forse a me ne servirà un altro per metterli in mono, le Audiostatic "ciucciano" tutta la corrente, ma è comunque un bel risultato. Sono molto contento e lo consiglio a chi magari ha Martin Logan o diffusori un po meno ostili dei miei, ma che comunque necessitano di corrente e potenza.

Aggiungo queste righe a maggio 2012, ho cambiato da poco i diffusori, ora ho delle spendide Martin Logn Odyssey e devo dire che l'MC252 ha ora pane per i suoi denti. I 90 db delle ML a dispetto degli 85 delle Audiostatic DCM5 lo hanno reso più esuberante e riesco solo ora ad apprezzarne appieno tutte le sue doti.

GRANDE AMPLIFICATORE. GRANDE MACINTOSH!!

Nel continuo progredire l'impianto si è evoluto ed al finale 252 ho affiancato un pre C220 al quale ho subito aggiunto un cd player MCD301 sempre di casa McIntosh.

La sinergia tra il pre ed il finale è stata immediata, ho provato anche il cablaggio in bilanciato, pur non essendo a circuitazione bilanciata nessuno dei due aparecchi, ma la cosa è piaciuta al risulatato finale che le Martin Logan hanno tradotto in un suono veloce, caldo e dinamico al contempo, diverso da quanto mi sarei aspettato dal marchio, molto diverso da quanto raccontato e letto sul suono McIntosh.

Preso dalla frenesia di cambiamento che mi contraddistingue, ho dato via il pre C220 in luogo del leggendario C2200 ed anche l'MCD301 ha lasciato il suo posto all'MCD500.

In quattro anni ho cambiato e stravolto l'impianto, il modo di sentire la musica ed ho fatto una discreta esperienza con il marchio americano tanto da diventarne un vero estimatore.

Non lo avrei mai detto, ne pensato.

Pur avendo guardato sempre con rispetto questi apparecchi negli anni li ho giudicatisenza ascoltarli, ho pensato che forse la loro fama non era così giustificata o meritata, ma oggi mi  sono dovuto ricredere.

Certo, c'è molto che suona meglio, ma questo vale sempre e comunque, c'è molto che costa di meno e suona meglio, ed anche questo è opinabile, ma c'è veramente poco che suona così, che è così bello da vedere e soprattuto che mantiene il valore nel tempo, un McIntosh si rivende sempre, anche in tempi di crisi, come quelli in cui io sono riuscito a vendere bene e comprare anche meglio.

MANUALE UTENTE (INGLESE)
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MANUALE DI SERVIZIO (INGLESE)
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BROCHURE
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