BALANCED AUDIO TECHNOLOGY (B.A.T.) VK31SE SPECIAL EDITION
Il caro amico Sandro, poco dopo di me, visto il mio entusiasmo, ha deciso di prendere anche lui un pre B.A.T., più precisamente il modello VK31SE che poco differisce dal mio B.A.T. VK51SE.
Le differenze tra i due modelli si riassumono in:
a) nella presenza anche di ingressi rca oltre ai bilanciati;
b) ci sono 4 valvole 6H30 invece di 8;
c) la vera "chicca" a bordo del modello VK31 è la presenza di uno stadio phono che semplifica non poco la vita al posto di avere un altro apparecchio esterno per quella funzione.
Tutto il resto è identico, a parte i colori (il suo è tutto nero), il frontale, lo chassis, così come pure il telecomando.
Lascio a lui la parola per descriverci le sue impressioni con questa bella recensione che segue, il B.A.T. VK31SE, prende il posto di un pre Mark Levinson 320s e va a pilotare un finale, sempre Mark Levinson 332:
BAT VK-31SE con modulo phono VK-P3 — Il valvolare che sfida i luoghi comuni
Su suggerimento del mio personale “guru”, il fratellone Carlo, ho deciso di intraprendere un percorso che, in fondo, inseguivo da tempo: ritrovare quell’alchimia speciale che anni fa mi aveva conquistato con una catena composta da un pre Audio Research Reference 1 e dal finale Mark Levinson 23.5. Un equilibrio raro, fatto di materia, controllo ed emozione.
È da qui che nasce l’incontro con il BAT VK-31SE, nella versione equipaggiata con modulo phono VK-P3.
Nel panorama dell’alta fedeltà, pochi costruttori hanno saputo costruirsi un’identità così definita come Balanced Audio Technology. Il VK-31SE ne rappresenta una sintesi matura: un preamplificatore a valvole che rifiuta consapevolmente il cliché del suono caldo e avvolgente, per proporre una lettura più moderna, energica e, per certi versi, sorprendentemente rigorosa.
Architettura e costruzione
Alla base del progetto troviamo le valvole 6H30, le celebri “Supertube”, scelte non per nostalgia ma per prestazioni: elevata capacità di corrente, stabilità e una dinamica che raramente si associa al mondo valvolare. L’alimentazione è generosa, quasi sovrabbondante, e contribuisce in modo determinante a quella sensazione di controllo e autorità che emerge fin dai primi minuti d’ascolto.
Il VK-31SE è completamente bilanciato, coerente con la filosofia BAT, e costruito con una cura quasi ossessiva. Più che un oggetto di lusso, dà l’impressione di essere uno strumento pensato per lavorare, e lavorare bene, nel tempo.
L’ascolto: energia e sostanza
Il primo impatto è quasi spiazzante. Chi si aspetta il classico valvolare morbido e seducente potrebbe rimanere sorpreso: qui c’è velocità, c’è impatto, c’è una capacità di seguire la musica con una precisione quasi “stato solido”, ma senza perdere corpo.
Il basso è uno dei punti di forza: profondo, teso, articolato. Non gonfio, non compiacente, ma concreto, fisico. È un basso che sostiene la musica senza mai rallentarla.
La gamma media è pulita, trasparente, priva di artifici. Le voci non vengono addolcite o ingentilite: sono lì, scolpite, credibili. Forse meno romantiche rispetto a certi progetti valvolari più classici, ma proprio per questo più autentiche.
La gamma alta è composta, controllata. Non cerca di impressionare con brillantezze facili, ma costruisce un equilibrio complessivo leggermente scuro, che alla lunga si rivela naturale e mai affaticante.
Scena sonora
Il palcoscenico è ampio, stabile, ben organizzato. Più che stupire con effetti tridimensionali spettacolari, il VK-31SE convince per coerenza: ogni strumento trova il suo spazio, ogni evento sonoro si colloca con logica e continuità. È una scena che si ascolta, più che si osserva.
Il modulo phono VK-P3
La presenza del modulo phono VK-P3 completa il quadro, trasformando il VK-31SE in un vero centro analogico. È una soluzione interna che, senza ambizioni estreme, sorprende per equilibrio e silenziosità.
Con testine MM e MC il risultato è sempre musicale, con buona dinamica e un senso del ritmo convincente. Certo, confrontato con stadi phono separati di alto livello, emergono limiti in termini di profondità e microdettaglio, ma nel contesto di un impianto ben bilanciato rappresenta una scelta più che sensata, soprattutto per chi privilegia semplicità e coerenza.
Sinergia: la chiave di tutto
Il VK-31SE non è un pre universale. La sua natura veloce, controllata e poco indulgente lo rende ideale in sistemi che necessitano di energia e definizione, magari accoppiato a finali o diffusori dal carattere più morbido.
Inserito in catene già analitiche, potrebbe invece risultare fin troppo rigoroso. È un componente che non perdona, ma che sa restituire moltissimo quando trova il giusto contesto.
Conclusioni
Il BAT VK-31SE con modulo VK-P3 è un preamplificatore che parla a un appassionato consapevole, non alla ricerca di scorciatoie sonore ma di equilibrio e verità.
Non seduce con il calore facile di certi valvolari, ma conquista con dinamica, controllo e una notevole coerenza timbrica. È un oggetto che, giorno dopo giorno, si lascia scoprire più che esibire.
E forse è proprio questo il suo pregio più grande: non impressiona subito, ma resta.
Alcune foto del BAT all'interno dell'impianto di Sandro dove si vede ancora la presenza per pre Mark Levinson 320s oggetto di prove comparative. Trovate si questo sito le recensioni anche delle B&W 808 che vedete in foto, del giradischi Micro Seiki DQX1000 e della coppia Theta Digital meccanica e convertitore.
Una curiosità, la sigla VK che campeggia su molti dei prodotti B.A.T. come anche su questo VK31SE, ha origine dalle iniziali del nome di uno dei fondatori e progettista di origini sovietiche, Viktor Khomenko, uscito dalla HP per fondare con Steve Bednarski appunto la Balanced Audio Technology.